Milano/Firenze su due ruote

Come promesso, Emiliano ci ha spedito il racconto del viaggio da Milano a Firenze che ha fatto in sella a una bici assemblata in ciclofficina. Come promesso, noi lo pubblichiamo. Buona lettura!

E fu proprio In un anonima mattinata di dicembre a Milano che il mio grande rivale in imprese  avventurose nonché amico\nemico Tullio mi chiamò sul cellulare:

_bella Beretx! come te la passi su aii norde?_

_tutto apposto! siamo qua a cazzeggiare come sempre_

_cazzo! sempre vago te è?_

_vabbè le solite cose studio lavoro vado a i cinema e faccio sport. Te piuttosto, o caro Tullio, che racconti da ii sudde? stai sempre con quella barbuta scappata dal circo oppure è tornata a fare il sosia di Babbo Natale? _

_no no quella mi ha lasciato per andare a vivere con un orso in val di sieve… fatto sta, Beretx o magnificentissimo, che mi sono messo con la tua ex.. dai quella pazza che hai raccattato ubriaca nel cassonetto della spazzatura quando facevi il netturbino e ancora eri una persona seria sperto tu non te la prenda! e indovina un po’ io lei e tutta la bandaccia andiamo a scalare l’Amiata!_

_be sappi che anche io sto preparando qualche cosa che se tutto va pe ii verso giusto tu vedi poi…… sai ii che fo? me ne torno a Firenze  in bici e tu vedrai con i polpacci che mi sono venuti se non imbrocco mezza città!_

_bella Beretx ce riaggiorniamo in città e mi raccomando non fare cazzate, non pisciare fuori dalla tazza!_

_bella Tullio non ti preoccupare che se mi succede qualcosa….. ti lascio la chitarra in eredità!_

Oramai la frittata era fatta…in quest’ impresa c’ero già dentro anima e corpo.  Ma dovete sapere, O carissimi, che all’epoca dei fatti non possedevo nessuna bici.

Mentre passavo il pomeriggio a spremermi le meningi su come finanziare questa scellerata impresa e a come procurarmi un mezzo la soluzione giunse dolce come una farfalla che scivola lieve tra le correnti: ma non c’era quella cosa alla facoltà di desain o forse era qualcos’altro …già agraria.… si come si chiama… la Ciclofficina… si si dove puoi aggiustarti le bicicletta  si!…. li di sicuro potrebbero consigliarmi al meglio!

Giunto in questo antro oscuro, unto (non dal signore ma di grasso) e pieno di odori metallici su di un lato della facoltà di agraria proprio accanto ai bagni!…..trovai persone gentilissime e ben disposte d’ animo che avendo capito la sacralità e l’ intreccio di desini che avrebbe creato  la mia impresa mi aiutarono (dietro modico ma doveroso contributo) a creare la mia bici.

In due pomeriggi da un cumolo di pezzi e ingranaggi sparpagliati creammo un fulgido Frankenstine indistruttibile della meccanica!

Ringrazio molto anche i cicloofficinari della stecca (un altro di questi antri della bicicletta) dai quali perfezionai gli ultimi ritocchi.

La notte prima di partire il mio cervello mischiava dubbi a timori soprattutto ero preoccupato su dove avrei passato queste notti di gelo e come avrei fatto a svalicare gli appennini in una giornata senza rimanere bloccato a altitudini elevate a morire assiderato.

Partenza alle sei del mattino con zaino pesante sulle spalle (ingenuamente avevo portato con me tutto il cibo per quattro giorni tra scatolette di tonno e di fagioli) in una Milano scura e coperta di nebbia. I lampioni sembravano piccoli soli nella notte in quanto il palo che li sorreggieva non si vedeva nell’oscurità. In men che non si dica raggiunsi via della chiesa rossa e accorgendomi che avevo già perso un bullone del pedale molestai gentilmente tutte le officine per auto della via se mi prestavano di volta in volta un martello oppure se c’ avessero un bullone della mia misura. Fatto sta che, dopo un paio di martellate a casaccio, proseguii diritto per quella via che senza nessuna deviazione per una incredibile pista ciclabile che costeggia il naviglio porta fino a Pavia. Il sole stava alzandosi lentamente e la luce si incuneava tra gli alberi mentre il nostro eroe  galvanizzato dall’idea di essere fuori città e forse in un eccesso di zuccheri (stavo inesorabilmente facendo fuori un tubetto di miele) canticchiava albachiara del grande Vasco. Proprio sul …tu sola dentro una stanza… mi accorsi che la sella non era del tutto stabile e cercando di regolarla immediatamente mi precipitai contro l’ asfalto in maniera bislacca e distratta.Una caduta del quale ancora oggi porto i segni sul mio fianco destro ( se qualche ragazza volesse controllare non esiti a farsi viva mi raccomando!). Insomma pedalando arrivai fino a Pavia, bellissima città, e da li continuai in direzione Voghera. Le strade non rimasero idilliache come all’inizio anzi si popolarono di auto sfreccianti tanto da farmi sentire un passerotto che vola tra le acquile, persino i rari ciclisti che mi superavano sulla via si facevano beffe di me con la loro velocità supersonica. Attraversai il Po’ e giunsi a Montebello della battaglia dove pranzai nei pressi dell’ ossario per i soldati francesi morti per l’ unità di Italia. Passai da Voghera ed arrivai al calar delle ombre a Novi ligure dove decisi di tagliare gli appennini con un bel viaggio in treno fino a Genova senza dovermi preoccupare di morire assiderato! (tanto Tullio non lo saprà mai!).

Arrivo a Genova a notte e mi sembra la città più bella del mondo gente di tutti i colori aggiro per la città, vicolini incredibili dove puoi incontrare e trovare di tutto, salsedine nell’aria e una temperatura di sedici abbondanti gradi alle dieci di sera mi accolgono in questo crogiolo di popoli. Mi faccio una birretta e un panino e cerco di attaccare bottone  ma sono troppo stanco e il cervello inizia a incepparsi a metà frase. Trovo un alberghetto di tutto rispetto a 10 euri in via del Prè. Entro in camera e un fetore di decomposizione mi assale il naso mi svesto mi lavo i denti e piscio nel lavandino tanto per disinfettare un po’ il lavandino… nella notte gentili signore lavorano appassionatamente nelle stanze accanto alla mia facendo cigolare i letti a molle e quando mi risveglio trovo un intera tribù di scarafaggini rossi che bazzicano per il pavimento.

Tutto questo è sufficiente a farmi partire a gran velocità nella città avvolta da una calda oscurità. Breve visita a Quarto dove è partito Garibaldi e i mille. La costa ligure è un continuo sali e scendi anche se offre panorami mozzafiato ma ben presto le mie ginocchia iniziano a dolere anche perché il problema al pedale si è ripresentato. A una ventina di chilometri da Genova trovo un gentilissimo biciclettaio ligure (e poi dicono che sono tirchi i liguri) che mi rimette a nuovo il pedale.

Oramai le salite, che sono non troppo ripide ma lunghissime, le faccio a piedi mentre le discese mi permettono di macinare veri chilometri senza il minimo sforzo. Giunto a Chiavari mi siedo per il pranzo su di un’ anonima panchina sotto un albero di mandarini e stanco di tonno e fagioli mi compro una torta di ceci come la chiamano loro. Mi ero seduto proprio davanti al carcere e dalla porta principale ne esce una losca figura che si avvicina a me e sempre più insistente vuole soldi per comprarsi del cibo intercalando le sue richieste con un enigmatico…ci conosciamo da una vita…. Io gli offro il tonno e pure i fagioli e pure i mandarini che avevo raccolto poco prima dall’ albero ma quello vuole i soldi al che gli offro qualche centesimo che rifiuta volendo almeno cinque euro. Faccio per andarmene ma mi trattiene per una manica  mi libero con uno strattone e scappo con la bici inseguito da un .. ci conosciamo da una vita…

Un vento contrario si alza e provato nel fisico e nello spirito cedo e prendo un treno a Lavagna che mi porta a la Spezia e da lì un altro treno mi porta  fino a Firenze in un battito di ciglia con la mia inseparabile bici.

In conclusione posso dire che anche con tutti i lussi.. l’ albergo la cecina e il panino e la birra e i regionali che mi sono concesso ho comunque speso meno che prendendo un treno freccia rossa o intercity che sia da Milano a Firenze questo tanto per dire quanto sono ladri quelli delle FS .

In questo viaggio ho intravisto solo un pezzettino di Italia ma questo angolo l’ ho trovato costellato di gente che è morta per il paese. Non solo per l’unità dello stato o cose così astratte e che forse non ci dicono niente, ma soprattutto per il calore umano che circondava e che ci circonda se solo apriamo gli occhi! Mi fa tremare il cuore pensare alla bellezza e alle possibilità che noi abbiamo dentro di noi se solo ci poniamo un obbiettivo non importa se mosso da motivi ridicoli, scherzosi o privi di senso, l’importante è tenere quell’obbiettivo in alto e nel centro della nostra testa come una stella polare da seguire.

di Emiliano (ricevuto il 15 gennaio 2012)

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